In questo episodio di SEO in Pillole parliamo del Bias Machine di Google, un fenomeno che può influenzare la nostra percezione della realtà attraverso i risultati di ricerca. Scopriremo come funzionano gli algoritmi, perché tendono a rafforzare le nostre convinzioni e quali strategie adottare per evitare il bias nei risultati. Un approfondimento essenziale per comprendere i meccanismi dietro il motore di ricerca più usato al mondo.
Trascrizione
Ciao sono Simone Muscogiuri e oggi esploriamo un argomento affascinante e un po’ inquietante: come Google, il motore di ricerca più usato al mondo, potrebbe influenzare la nostra percezione della realtà attraverso quello che alcuni esperti chiamano Bias Machine.
Cos’è il Bias Machine e come funziona?
Google è progettato per rispondere alle nostre domande nel modo più rapido e preciso possibile. Ma questa missione può creare effetti inaspettati. Quando cerchiamo qualcosa, Google non solo ci restituisce i risultati che ritiene più pertinenti, ma spesso ci mostra esattamente ciò che vogliamo sentire, alimentando le nostre convinzioni preesistenti.
Per una stessa ricerca, con il non e senza non, google potrebbe mostrarvi due risposte opposte, entrambe prese dalla stessa fonte autorevole. Questo avviene perché il motore di ricerca interpreta la vostra query e cerca di darvi una risposta che “suoni” soddisfacente, basandosi su ciò che cliccano gli altri utenti.
Questo meccanismo, chiamato conferma del bias, può rafforzare convinzioni errate o addirittura polarizzare le opinioni.
Bias e algoritmi: perché accade?
Gli algoritmi di Google analizzano miliardi di query al giorno, cercando di interpretare non solo le parole che scriviamo, ma anche l’intento dietro di esse. Tuttavia, questa tecnologia non è perfetta.
Un documento interno di Google, risalente al 2016, svela un dettaglio interessante: “Non capiamo davvero i documenti, lo fingiamo, we fake it”. Questo significa che Google non legge e comprende un testo come farebbe una persona, ma analizza i comportamenti degli utenti.
Se molte persone cliccano su un certo tipo di risultato, l’algoritmo impara a proporre quel risultato come “migliore”. È un ciclo di feedback: più un contenuto viene cliccato, più probabilità ha di essere mostrato ad altri utenti in futuro.
Ad esempio, se cercate “È giusto abbassare le tasse?” Google potrebbe favorire articoli che sostengono questa posizione. Ma se modificate leggermente la query in “È sbagliato abbassare le tasse?”, i risultati potrebbero cambiare drasticamente.
Conferma del bias: effetti sul comportamento degli utenti
La conferma del bias è un fenomeno naturale della mente umana: tendiamo a cercare informazioni che confermino le nostre idee, ignorando quelle che le contraddicono. Google, in modo non intenzionale, amplifica questo effetto.
Questo può essere particolarmente pericoloso in ambiti come:
- Politica: Cercando informazioni su un candidato, la formulazione della domanda può influenzare i risultati. Ad esempio, “È un buon candidato?” potrebbe produrre risultati positivi, mentre “È un cattivo candidato?” ne produrrà di negativi.
- Salute: In tema di salute, query come “Il vaccino causa effetti collaterali?” possono restituire risposte spaventose se non bilanciate da fonti autorevoli.
- Società: Opinioni su temi divisivi, come cambiamento climatico o uguaglianza di genere, possono essere rafforzate dai risultati di Google, creando un’eco che isola l’utente in una bolla informativa.
Cosa dice Google?
Google afferma di non essere responsabile della polarizzazione delle informazioni, ma piuttosto di rispondere alle intenzioni di ricerca degli utenti. Un portavoce di Google ha dichiarato che il motore di ricerca “offre un accesso aperto a una gamma di punti di vista” e fornisce strumenti per valutare l’affidabilità delle fonti, come la funzione “Informazioni su questo risultato”.
Tuttavia, alcuni ricercatori ritengono che Google potrebbe fare di più per ridurre il rischio di bias, migliorando i suoi algoritmi per fornire risposte più equilibrate.
Come evitare il bias nei risultati di ricerca?
Come utenti, possiamo adottare alcune strategie per ottenere risultati più neutrali:
- Formulare query diverse: Non fermatevi alla prima ricerca. Provate a usare sinonimi o a porre la domanda da diverse prospettive.
- Esaminare più fonti: Non limitatevi al primo risultato o alla snippet in evidenza. Scorrete fino alla seconda o terza pagina e confrontate i contenuti.
- Verificare l’autorevolezza delle fonti: Controllate sempre la credibilità del sito da cui proviene l’informazione. Preferite fonti accademiche, giornalistiche o istituzionali.
- Usare strumenti alternativi: Oltre a Google, esistono motori di ricerca meno influenzati dal comportamento degli utenti, come DuckDuckGo.
Implicazioni per il mondo del marketing e della SEO
Per chi lavora nel mondo della SEO, capire il bias degli utenti è essenziale per ottimizzare i contenuti. Ma c’è un’etica da considerare.
Come professionisti, dobbiamo:
- Creare contenuti bilanciati: Evitare di favorire solo una prospettiva per aumentare il traffico.
- Usare dati strutturati correttamente: Aiutare Google a interpretare i nostri contenuti in modo accurato, riducendo il rischio di risposte contraddittorie.
- Monitorare l’impatto delle nostre strategie: Utilizzare strumenti come Google Search Console per analizzare come gli utenti interagiscono con i nostri contenuti.
Il futuro della ricerca e dell’intelligenza artificiale
Con l’avvento di funzionalità come gli AI Overviews, dove Google utilizza l’intelligenza artificiale per rispondere alle domande direttamente, il rischio di bias potrebbe aumentare. Ora, Google ha una sola opportunità per offrire la risposta “giusta”.
Questo sposta la responsabilità dai creatori di contenuti a Google stesso, aumentando le pressioni per garantire risposte precise e bilanciate.
Conclusione
La ricerca su Google è uno strumento potente, ma non privo di limiti. Essere consapevoli di come funziona il bias degli algoritmi ci permette di usarlo in modo più critico e informato.